Un fork crittografico è una situazione in cui un token si divide in rami separati, come i rami di un albero. Ma perché si verificano i fork? E cosa succede?

La divergenza nel codice informatico

Per capire perché e come avvengono i fork, partiamo da qui: il denaro fiat è unica moneta a corso legale all’interno del Paese o dell’area che l’ha emesso. Al contrario, chiunque pensi di poter creare un token crittografico migliore è libero di farne uno proprio. E questo spiega perché esistono oltre 1.000 token crittografici, rispetto a meno di 200 valute emesse dai governi.

Ciò premesso, ricordiamo anche le criptovalute altro non sono che codice informatico. Come qualsiasi codice informatico, il codice alla base di un crypto token può essere scritto da zero o copiato da un set esistente.

Ebbene, quando avviene un fork di criptovalute, il codice informatico originale viene copiato, modificato e gli viene dato un nuovo nome. Il risultato è un nuovo token crittografico.

Quando si tratta di codice informatico open-source, la copia è tecnicamente semplice. La parte difficile per un nuovo token di criptovaluta è semmai convincere altre persone a interessarsi alla nuova creazione, a iniziare a usarla, a dedicarle potenza di estrazione e a formare una comunità intorno ad essa. Insomma, sebbene chiunque possa copiare il codice open-source del Bitcoin, i nuovi token non avranno alcun valore se nessuno li riconoscerà!

Esempi di fork di criptovalute

Diverse criptovalute famose sono nate proprio dal fork del Bitcoin originale. Per esempio, nel 2017 Bitcoin Cash e Bitcoin Gold si sono entrambi biforcati dal Bitcoin. Il Litecoin è stato un fork ancora precedente, avvenuto nel 2011.

Perché si verificano i fork?

Come uno scisma, i fork di criptovalute sono caratterizzati da divergenze di opinione che portano a una spaccatura della comunità.

Uno dei migliori esempi è il dibattito su Bitcoin in merito all’aumento del limite di dimensione dei blocchi. Il protocollo Bitcoin limita la quantità di dati (e quindi di transazioni) all’interno di ogni blocco di 10 minuti a 1 megabyte. Alcuni membri della comunità Bitcoin hanno visto questo limite di 1 megabyte come una barriera al potenziale futuro di Bitcoin.

Dal punto di vista della programmazione, è banale aumentare il limite di dimensione dei blocchi, ma non tutti nella comunità Bitcoin pensano che sia la cosa giusta da fare. Gli oppositori sostengono infatti che gli svantaggi dell’aumento del limite di dimensione dei blocchi siano superiori ai benefici. Propongono dunque soluzioni diverse o ritengono che un basso numero di transazioni al secondo non sia affatto un problema, a causa della loro diversa visione del Bitcoin.

Dopo anni di discussioni, il 1° agosto 2017 una parte della comunità Bitcoin si è staccata e ha dato vita a un nuovo token chiamato “Bitcoin Cash“. La nuova comunità di Bitcoin Cash ha immediatamente aumentato il limite di dimensione dei blocchi a 8 megabyte. I sostenitori dell’aumento della dimensione dei blocchi hanno finalmente realizzato il loro desiderio, ma per ottenerlo hanno dovuto abbandonare la comunità Bitcoin originale.

Cosa succede quando c’è un fork?

Come abbiamo già rammentato, chiunque può copiare il codice informatico di un progetto open-source e introdurre modifiche: questo è ciò che accade in un fork di criptovaluta. Sia le regole originali che le nuove regole hanno la stessa storia nel momento in cui avviene la biforcazione, e le nuove regole iniziano ad applicarsi solo ai nuovi blocchi del nuovo token biforcato.

Il grado di divisione della comunità determina la forza di ciascuna rete una volta terminata la biforcazione. Se quasi nessuno abbandona la criptovaluta originale, il nuovo token (biforcuto) non guadagnerà molto terreno, e l’impatto sull’originale potrebbe essere semplicemente insignificante. Se, invece, molti utenti e miner abbandonano la nuova cripto e si uniscono ad essa, l’impatto sulla cripto originale potrebbe risultare significativamente più debole.