Appena tre settimane fa il nome di Sam Bankman-Fried costituiva un punto di riferimento nell’ecosistema criptovalutario. FTX, il suo exchange, all’epoca il terzo più grande operatore del settore, era valutato 32 miliardi di dollari. Il suo patrimonio personale era invece stimato in 16 miliardi di dollari. Per gli entusiasti venture capitalist della Silicon Valley era una sorta di genio della finanza che non mancava di stupire con le sue idee e, addirittura, candidato a diventare il più ricco del mondo nell’arco di qualche mese.

In tre settimane, però, tutto è cambiato. Oggi al posto di quel quadro c’è solo un milione di creditori furiosi, decine di società di criptovalute traballanti e la continua proliferazione di indagini normative e penali.

Ma non solo. L’implosione ad alta velocità di FTX ha infatti inferto un colpo catastrofico a un’industria che non ha certamente fatto mancare truffe e fallimenti alle proprie spalle. Peraltro, più si scopre sulla fine dell’FTX, più il racconto sembra diventare scioccante.

Cosa ha fatto FTX

Difficile cercare di trovare un punto di inizio, in questo racconto. Tuttavia, si può per esempio rammentare come i termini di servizio dell’exchange dicevano che non avrebbe prestato i beni dei clienti al suo braccio commerciale. Eppure di 14 miliardi di dollari di tali asset, secondo quanto riferito, i prestiti avvennero, eccome, per 8 miliardi di dollari diretti ad Alameda Research, una società di trading anch’essa di proprietà di Bankman-Fried, che a sua volta aveva accettato come garanzia i propri token digitali, creati dal nulla.

Come se non bastasse, dopo che FTX ha dichiarato bancarotta, centinaia di milioni di dollari sono misteriosamente usciti dai suoi conti.

FTX è lo specchio delle difficoltà di settore?

Come abbiamo già anticipato, il flop di FTX arriva in un momento piuttosto delicato per le criptovalute.

Al suo apice, l’anno scorso, il valore di mercato di tutte le criptovalute era salito alla vertiginosa altezza di quasi 3 trilioni di dollari, da quasi 800 miliardi di dollari all’inizio del 2021. Oggi il valore della capitalizzazione è tornato a 830 miliardi di dollari, mentre sono radicalmente cresciute le perplessità di coloro che si chiedono se le criptovalute potranno mai passare alla storia per qualcosa di realmente utile, e non come strumento di fin troppe speculazioni.

Insomma, ogni nuovo scandalo che scoppia rende sempre più probabile che i veri innovatori siano spaventati e che l’industria si contragga. D’altronde, 14 anni dopo l’invenzione della blockchain Bitcoin, le promesse di quel paper originario non sono ancora state mantenute, se non in minima parte. Qualcuno potrebbe obiettare, però, che 14 anni sono forse ancora troppo pochi per una rivoluzione.